Affidamento dei canili... questione di buon senso.

Ai Comuni conviene gestire autonomamente le proprie strutture? Come spesso succede, e la cronaca quotidiana ce ne dà ampi spunti, viene programmata la realizzazione di un opera pubblica, nello specifico un canile rifugio, senza tenere a mente e/o farsi carico di valutare le problematiche che questa comporta. Eppure basterebbe poco, farsi due calcoli a monte, per capire la convenienza di un'opera i cui costi graveranno sulle casse comunali.

Prendiamo come esempio il nuovo canile sanitario/rifugio di Via dei Fiordalisi (Z.I. Bari), costato circa 3 milioni di euro utile ad ospitare un massimo di 400 cani e analizziamone i costi:

  • Costi di costruzione 3 milioni di euro (considerando un ammortamento di 25 anni) circa 120.000 euro l'anno.
  • Costi di gestione (acqua e fogna, luce, vigilanza; possiamo immaginarli rapportandoli alla nostra struttura) circa 40.000 euro l'anno.
  • Costi di veterinari per cure "straordinarie", in convenzione con la facoltà di veterinaria dell'Università di Bari e con ambulatori privati, circa 50.000 euro l'anno.
  • Costi di manutenzione (possiamo immaginarli rapportandoli alla nostra struttura) circa 35.000 euro l'anno.
  • Costi delle attrezzature/materiali di uso e consumo (cucce, arredamenti, allestimenti delle strutture di servizio) circa 50.000 euro l'anno.

Considerando che, come abbiamo precedentemente detto, la struttura ospita circa 400 cani e che il Comune paga alle associazioni che lo gestiscono € 1,06 a cane al giorno sappiamo anche i costi annuali della retta:

  • Retta percepita dalle associazioni 154.760 euro l'anno.

Per un totale di spesa di 449.760 euro annui, quindi un costo giornaliero di 3,08 euro a cane.

 

A parità di costi evidenziamo le carenze della struttura/gestione;

  • Struttura in sovrannumero e dichiarata non a norma dalla ASL Bari;
  • Non esiste un recapito telefonico;
  • La struttura è aperta al pubblico solo il sabato e la domenica dalle 10:30 alle 12:30 (4 ore alla settimana);
  • Le cure mediche "ordinarie" sono inesistenti e/o a carico di chi adotta il cane;
  • Totale carenza di competenze certificate degli operatori;

Bisogna inoltre considerare che, come in passato già dichiarato, nel compenso del privato sono inclusi il suo profitto (previsto per legge) e anche i costi del personale che viene regolarmente formato e retribuito in base alle leggi dello stato, mentre le gestioni affidate alle associazioni si basano esclusivamente sulla prestazione del volontario, che non può garantire la presenza giornaliera, e per questo occasionale, in base alle leggi dello stato.

Possiamo concludere dicendo che, gli enti pubblici dovrebbero vigilare e controllare qualunque operatore economico del settore al fine di ottenere una ottimale risoluzione del problema randagismo tenendo a mente che l'animale non va considerato una res (cosa) ma un essere vivente.

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